"CUCCIOLI & BAMBINI" di Renata Fossati

BAMBINI & CANI

La relazione produce numerosi benefici ma affinché si sviluppi un legame sereno e produttivo occorre creare condizioni che influenzino positivamente l’andamento del rapporto

Sui benefici che possono nascere dalla relazione cucciolo-bambino si è scritto molto anche perché già negli anni ’80 furono pubblicati, negli Stati Uniti, interessanti risultati di ricerche (Poresky R.H., C. Hendrix and Woroby, 1988) fatte nelle scuole elementari che vedevano protagonisti sia bambini possessori di pets che non possessori. Inoltre si cercò di studiare eventuali differenze che potevano essere colte tra i bambini possessori di pets che avevano un rapporto molto stretto con il loro animale rispetto a quelli che, invece, mantenevano un rapporto distratto e poco interessato.

I risultati furono molto sorprendenti. Le ipotesi sostenute e validate anche da ricerche più recenti (Lookabaugh- Triebenbacher 1994) trovano riscontro nel fatto che i bambini che possiedono un pet mostrano più empatia di coloro che non possiedono animali; mostrano atteggiamenti positivi nei confronti degli animali ed un maggior livello di intelligenza verbale. Un altro studio è stato condotto correlando il legame del bambino con il cucciolo preferito in rapporto al suo livello di “rassicurazione” e di “attivazione sociale.” Si è potuto stabilire, attraverso il coinvolgimento delle madri, che questi bambini mostravano un minor grado di ipersensibilità nei confronti dell’ambiente, rispetto ai bambini che non possedevano un animale. Riguardo, invece, il rapporto tra la presenza o meno di cuccioli rispetto alla qualità dell’ambiente familiare nelle case con bambini, non si sono riscontrate differenze sensibili. Tuttavia l’ipotesi che il legame con l’animale, fortemente sostenuta da significative scoperte, possa portare benefici nello sviluppo sociale ed intellettuale del bambino, specialmente se associate proprio alla forza del legame fra il bambino e il suo cucciolo, è plausibile e sostenuta dalle seguenti ipotesi:

1) i bambini che hanno un legame con un cane o un gatto dimostrano più maturità cognitiva, sviluppo morale ed emozionale (responsabilità, concetto di sé, autostima, attaccamento) rispetto a bambini che non hanno pets;

2) i bambini che hanno una relazione maggiormente interattiva con i loro animali sono arricchiti da questa relazione, molto più di quelli che hanno con gli animali una relazione distante e poco interessata;

3) l’ambiente familiare che include la presenza di cani e gatti facilita comunque lo sviluppo dei bambini rispetto all’ambiente che non ne ha;

4) gli effetti della compagnia di un animale su di un bambino sono direttamente condizionati dalle relazioni con la famiglia (clima familiare).

In buona sostanza, le ricerche fatte, non solo negli Stati Uniti, ma, ultimamente, anche nel nostro Paese, mostrano una realtà abbastanza simile: la presenza di un pet in famiglia facilita lo sviluppo emozionale del bambino. Lo stimola; lo incuriosisce; lo rassicura, gli fa compagnia. E’ un’attrazione che emerge da entrambe le parti dato che più piccoli sono i bambini e più numerose sono le assonanze con i cuccioli nella maniera di “vedere il mondo e di maneggiare l’ambiente”. Resta però da definire una questione che sta a monte del ragionamento sin qui fatto: è sempre valido il concetto che la presenza di un pet possa migliorare la qualità della vita di un bambino? Di certo non si può generalizzare né sulle possibilità legate alla disponibilità di tempo né sulle buone intenzioni di tanti genitori. Sta di fatto che la relazione cucciolo-bambino diventa fruttifera, positiva e piacevole solo quando è “protetta” da un adulto (genitori, nonni, zii, ecc.) che sappia regolamentarne il rapporto attraverso l’educazione; applicando delle regole che entrambe i protagonisti dovranno, gradatamente, comprendere e rispettare. Il compito dell’adulto sarà quello di produrre un atteggiamento affettuoso, consapevole, autorevole e coerente nel rispetto delle esigenze di entrambe le parti. Solo in questa maniera l’amicizia tra i due “cuccioli” potrà camminare attraverso il tempo e godere in serenità di moltissimi benefici. Diversamente, se un cucciolo non verrà adeguatamente accudito , con l’andar del tempo cresceranno i disagi e le preoccupazioni, creerà problemi a non finire come sporcare dovunque e masticare i mobili. Questo non può certo costituire un buon esempio per il bambino che incomincerà a preoccuparsi di poterlo perdere perché i genitori non sanno più come gestirlo. E questo è un problema abbastanza ricorrente che dovrebbe far riflettere perché molte volte, dietro un abbandono vigliacco e incivile ci sono bambini che da un momento all’altro non hanno più visto il loro cane girare per casa o in giardino.

[Articolo di Renata Fossati – consulente, formatore e progettista nel campo delle Attività e Terapie Assistite con Animali su tutto il territorio nazionale]

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